NEVERLAND.

NEVERLAND non esiste,è un luogo perfetto dove tutto è pulito,semplice e sincero.
Dove basta poco per essere felici.
Se penso a NEVERLAND non penso nè al film,nè alla dimora di Micheal Jackson.
Penso al mio NEVERLAND. A cosa vuol dire per me questo "mondo che non c'è".



"Andiamo via,verso il mondo che non c'è anche solo per un attimo. Sai che non ci troveranno mai.
Siamo qui,dentro il mondo che non c'è,qui non servirà un miracolo vivi o morti non ci avranno mai."


venerdì 17 dicembre 2010

This heart,it beats for only you. My heart is yours.

È una mattina primaverile. Dopo la pioggia di questi giorni,sembra strano vedere il sole alto in cielo. Non ho ancora programmato cosa fare oggi. Probabilmente passerò la mattina a decidere cosa fare,senza poi concludere nulla. Accendo la tv,c'è un tizio che parla ancora,dopo mesi,dell'ennesimo caso di cronaca. Certo,è assurdo che cose del genere succedano,ma è ancora più assurdo che I media debbano informare la gente anche quando il possibile colpevole va a comprare il pane. Ma davvero è questa la nostra società? Delle volte mi stupisco anche. Spengo la tv,se devo cominciare la mattina sentendo degli stupidi litigare difendendo chi una persona chi un'altra,tanto vale tornare nuovamente a letto e dormire. È domenica,ma sembra lunedì,sono così stanca. Delle volte,non mi sento neanche Francesca. Delle volte capita di guardarmi allo specchio e dirmi: “ma sei davvero tu Francesca?”. Non riesco a capire perchè non mi riconosco. Anche quando sono davanti ad una scelta,in realtà so qual è la mia strada,ma mi ostino a stare ferma e ad esitare,ma mai faccio al contrario. Mi piacerebbe esitare di più nella vita. Anche nei rapporti con le altre persone sono così. Quante volte mi son detta: “Francesca,dopo questa delusione basta,non devi più fidarti così tanto delle persone”. Ed invece,ecco che non faccio neanche il tempo a finire di pensarlo che son di nuovo nella stessa barca. Son sempre quella brava ed innocente ragazza che da tanto per gli altri e non ottiene mai nulla. Si,ok,è una frase fatta. Nella mia vita l'ho sentita dire a tantissime persone. Quante volte mi sento dire da persone quasi estranee alla mia vita: “perchè tanto,sono sempre io quella che va peggio,sono sempre io quella che viene presa in giro”. Ma ne siamo sicuri? Cioè,si,lo dico sempre anche io,ma io,lo dico,perchè mi rendo conto che sono così,ma non riesco a fare nulla per cambaire. Non riesco a dire ad una persona “fermati! Basta parlare solo di te,mi ascolti? Anche io ho bisogno di essere ascoltata.”. Ma è come se fosse inutile. Quando io dico che faccio tanto per gli altri,lo dico perchè mi ritengo abbastanza altruista. Un esempio banale potrebbe essere “la scelta dei regali di Natale”,per Natale alle persone a me più care,tento sempre di regalare qualcosa per la quale so di essere apprezzata. Qualcosa che magari mi piacerebbe ricevere. Questo è il mio ragionamento,ma poi,le altre persone,che pensano: “ma tanto,è solo un regalo,prendiamo la prima stupidaggine che ci viene davanti e che costa poco ed il gioco è fatto. L'importante è che mi restino soldi per la mia settimana bianca”. Già,l'importante che ti restino I soldi per la settimana bianca. E la settimana bianca che potresti passare anche con gli amici anzichè andare da solo,che ne dici? Non è una critica al mondo questa. È una riflessione,anche perchè è un po' quello che mi è successo durante queste vacanze di Natale. Son rimasta da sola,alcuni miei amici sono andati all'estero,altri dovevano restare qui,ma poi alla fine hanno cambiato I loro piani...ed I parenti,sono troppo lontani sia fisicamente che emotivamente. Ho passato il Natale da sola,ho cenato sola e poi sono andata in un pub vicino. Non amo la solitudine,ovvero,ci sono dei momenti in cui vorrei solamente stare sola,altri,che invece mi sento tremendamente male a stare da sola che ho bisogno di qualcuno. Quella sera,però,conobbi Marco. Era anche lui al pub. Invano tentò di attaccar bottone,ma lo snobbai,al mio solito. Destino volle però,che lo incontrai qualche giorno dopo in libreria. Non so come,ma mi riconobbe. Mi disse che stavolta,voleva almeno camminare un po' con me. Non riuscì a dire di no,usciti dalla libreria,fecimo quattro passi insieme. La prima impressione avuta al pub di “sfigatello che la sera di Natale va in un locale per portarsi qualcuna a letto” si cancellò dalla mia testa quando mi parlò di sè.
Ha ventidue anni,studia scienze politiche all'università,ama la musica rock,i film horror e quelli di Tim Burton. È alto,magro,ha I capelli ricciolini e lunghetti,sono di un colore strano,sono castano-biondino. Ha una fronte grande,ma porta il ciuffo,non un ciuffo esagerato,come quelli che si vedono per ora. Ha gli occhi grandi color cioccolato. Ci sono persone che ridono con gli occhi,lui è uno di questi. Basta guardare leggermente I suoi occhi per rendersi conto che è una persona solare,simpatica e carismatica. Ha il naso un po' grande,lui stesso lo odia,lo paragona al naso di carota dei pupazzi di neve,ma secondo me,gli dona,un difetto,seoncondo me,sta bene su una persona. Purchè si abbia qualcosa che ne diminuisca il difetto. A lui,basta il sorriso. Un sorriso come il suo,non lo vidi mai prima di all'ora. Era un sorriso dolce,che ti metteva allegria anche solo guardandolo. Durante la nostra passeggiata,mi fermai in qualche negozio. Potrebbe sembrare imbarazzante al “primo appuntamento” fermarsi nei negozi e comprare,ma io lo feci.
Dopo un paio di ore ci salutammo. Mi diede il suo numero di telefono “per sentirci qualche altra volta”. Fu così che arrivò anche la veglia di Capodanno,alcuni miei amici erano tornati,passammo la serata insieme. Qualche minuto prima della mezzanotte ricevetti un messaggio “ti mando adesso gli auguri,per evitare le linee tra qualche minuto,spero non t'incazzerai. Spero che questo nuovo anno ti porti tanto bene e perchè no? Potrebbe portarti anche l'amore,nel caso che non ci fosse.” Era lui,Marco.
Risposi semplicemente “no,non c'è ancora,grazie mille. Dopo la mezzanotte andrò con degli amici al “Capannone” ci becchiamo lì?” rispose “certamente!”
Appena ci vedemmo mi disse «Ma tu lo conosci quel detto che se fai una cosa a capodanno la fai tutto l'anno?»
Non capì,quindi lo presi per mano e lo portai fuori. «Come scusa? Non ho capito.»
«Se fai una cosa a capodanno la fai per tutto l'anno,giusto?»
«Così dicono.»
«Bene.» Detto ciò,mi baciò.
Forse,il detto,non aveva tutti I torti. Ci siam baciati il primo dell'anno ed è da allora che ci baciamo.Ma questo,non giustifica la mia scetticità nei confronti dei detti popolari.

D.

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